Il mito della conoscenza

IL MITO DELLA CONOSCENZA

 

…”Qual
è dunque il tuo insegnamento, e quale la tua dottrina?

 

          Io non insegno una dottrina. Insegnare dottrine è privo di
senso. Io non sono un filosofo, la mia mente è anti-filosofica. La filosofia
non porta da nessuna parte, né potrà mai farlo. La mente che pensa sempre, che
si interroga su ogni cosa, non potrà mai sapere.

          Esistono un’infinità di dottrine. Ma ognuna di esse è una
finzione, un’invenzione della mente umana. Non è una scoperta. Bensì
un’invenzione. La mente umana è capace di creare un’infinità di sistemi di
pensiero e di dottrine, ma è impossibile conoscere la Verità attraverso teorie.
Una mente piena di nozioni è destinata a rimanere per sempre nell’ignoranza.

          Ogni rivelazione accade nel momento in cui cessa il sapere.
Di fronte ad ogni fenomeno vi sono due possibilità: o ci limitiamo a pensare,
oppure lo penetriamo esistenzialmente. Più una persona pensa, più si allontana
da ciò che è qui e ora. Pensare a qualcosa significa perdere il contatto con la
cosa stessa.

          Quindi il mio insegnamento è un’esperienza non-dottrinaria,
a/filosofica, non speculativa. Io insegno come essere, semplicemente essere.
Come essere nel momento, qui e ora. Aperto, vulnerabile, unito al presente.
Questo io lo chiamo meditazione.

          Il sapere, la cultura, possono portare alla finzione, al
mondo delle proiezioni. Non possono essere un veicolo per raggiungere la
Verità. Ma una volta conosciuta la Verità, il sapere e la cultura
possono essere un veicolo per comunicarLa, per condividerLa con qualcuno che
non La conosce. Quindi il linguaggio, le dottrine, le teorie possono anche
essere utili. E tuttavia non saranno mai adeguate alla Verità. Inevitabilmente
condurranno verso la sua falsificazione.

          Nessuna cosa conosciuta esistenzialmente può essere
espressa nella sua totalità. Puoi solo darne un’indicazione. Appena esprimo
quello che ho conosciuto, le parole muovono verso di te, ma il significato si
perde per strada. Quello che ricevi sono solo parole morte. In un certo senso è
del tutto inutile, perché il significato era l’esperienza stessa.

          Quindi il sapere, la cultura, possono essere un mezzo
d’espressione, ma non il cammino verso il raggiungimento di una comprensione.
La mente che sa è un ostacolo, perché quando sai perdi ogni umiltà. In te non
vi è più spazio per accogliere l’ignoto. La mente deve essere vuota, una pura
essenza: un grembo aperto, totale ricettività… Una mente che si basa su
ricordi, su informazioni, scritture e dottrine, su teorie e dogmi, è
semplicemente egocentrica, niente affatto umile
. Il sapere non può darti
l’umiltà. Solo l’immenso ignoto, l’ammissione d’ignoranza, può fare di te un
individuo umile”…

Fonte:
Osho – La rivoluzione interiore – La psicologia dell’esoterico.

©
1983 Edizioni Mediterranee, ristampa 2001 (pag. 147-148) © 1977 Rajneesh
Foundation Interational.

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3 risposte a Il mito della conoscenza

  1. Rebecca ha detto:

    Buongiorno mio caro Mauro!Credo ogni cultura ha il suo credo, e ogni singola persona e in cerca di sapere. Ci sono varie religioni che possano influenzare il nostro credo e anche ostacolare il passo verso la coscienza. Comunque io parlo qui per me, e penso per trovare la via retta verso la coscienza si deve trovare nel proprio interiore, non ci sono associazioni che possano portare alla consapevolezza. Perciò ognuno deve trovare la propria strada.. ma una volta trovata la gusta direzione la propria vita sta cambiando verso il meglio, questo vi posso giurare con amicizia “Pif ☀Rebecca”

  2. Inconoscibile ha detto:

    Grazie Rebecca. La Tua preziosa testimonianza di aver "trovata la giusta direzione" è un ulteriore incoraggiamento per chi ancora la sta cercando (http://www.youtube.com/watch?v=qdB3IsG5Nyo).?

  3. Pingback: IL VELO DI MAYA | La Nuova Era

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